Gli davano del ‘secchione’, ma non era un bimbo molto studioso. Però a scuola era bravissimo e prendeva sempre il massimo dei voti.
Quel bambino sapeva sempre cosa fare, in ogni occasione. Qualunque problema incontrasse nella vita, lui trovava una soluzione. In questo era decisamente più bravo di qualsiasi adulto!
Il maestro di matematica, che era il più diffidente, era convinto che copiasse, così prima di una verifica gli controllò bene le tasche e gli requisì libri e quaderni.
Ma anche in quell’occasione fece tutto giusto.
“Quel bambino ha un segreto!” – si convinse l’insegnante – “Ora lo sistemo io!”. E decise di giocargli un brutto scherzo: consegnò ai suoi compagni la verifica da svolgere, ma quando fu il suo turno, a lui diede un foglio con un compito super difficile, su argomenti che anche uno studente universitario avrebbe fatto fatica a svolgere correttamente.
Il maestro sogghignava mentre vedeva il bambino guardare per aria e fare strani gesti con le mani. Ma come sempre, lui si alzò prima degli altri e gli consegnò la verifica. Poi tornò al suo banco come se niente fosse.
Il maestro non correggeva mai le verifiche immediatamente, ma quella volta fece un’eccezione. E ciò che vide lo sbalordì: i passaggi che il bambino aveva svolto erano talmente complessi che neppure lui era capace di comprenderli, ma una cosa era certa: i risultati erano tutti corretti.
“Non è possibile!” – tuonò improvvisamente e tutti gli studenti, concentrati sui propri compiti, fecero un salto sulla sedia per lo spavento. Si rivolse al bambino e gli urlò in faccia: “Dimmi subito qual è il tuo segreto!”
Il bambino parve stupito, anche perché effettivamente nessuno gliel’aveva mai chiesto prima.
“Io leggo solo i bigliettini!” – rispose candidamente.
“Ma quali bigliettini, ho controllato dappertutto!” – replicò l’insegnante infastidito.
“Quelli che mi manda la Luna”.
Il maestro pareva fuori di sé: “Mi prendi in giro per caso? Ma chi ti credi di essere?” – e lo spedì dritto dalla preside.
Poco dopo il bambino, triste e impaurito, era al cospetto della preside, che era una signora dolcissima.
“Perché hai raccontato quella bugia al maestro?” – gli chiese.
“Non ho detto nessuna bugia, io ricevo veramente dei biglietti dalla Luna!” – rispose il bimbo.
La preside era abituata ad avere a che fare con dei bambini bugiardi e sapeva riconoscerli, ma gli occhi di quel bimbo le suggerivano che era sincero.
“Quando non so una cosa “– continuò lui – “la chiedo alla Luna e lei mi risponde mandandomi un bigliettino dal cielo.”
La preside cercò di non perdere la pazienza e decise di metterlo alla prova. “Quindi ad esempio, se io ora ti chiedessi qual è la capitale della Birmania, tu sapresti rispondermi?”
Il bambino portò gli occhi al cielo, poi alzò una mano come per afferrare qualcosa e poco dopo, guardandosi il palmo, disse lentamente:” N-a-y-p-y-i-d-a-w. Non so se si pronuncia così”.
La preside sbarrò gli occhi e fece un altro tentativo, cambiando completamente tema e pensando a un suo ricordo giovanile: “Come si chiamava il batterista dei Led Zeppelin?”.
Dall’espressione del bambino la preside capì che, c’era da aspettarselo, non avesse mai sentito nominare quel fantastico gruppo musicale di cui era fan quando era ragazza. Ma poi il bambino guardò nuovamente in alto e ripeté lo strano rituale con le mani. Poi disse: “John Bonham”.
“Ma tu sai chi è John Bonham?” – approfondì la preside.
“No, ma è scritto qui” – e indicò un biglietto immaginario che solo lui poteva vedere.
Solo a quel punto la preside realizzò di trovarsi al cospetto di un mistero straordinario. Ma come ogni preside dovrebbe sapere, il primo compito di ogni insegnante dev’essere proteggere ogni bambino, soprattutto quelli speciali. E non vi erano dubbi, nessuno al mondo era speciale come lui.
Iniziò a pensare che se quel segreto fosse stato rivelato, la vita di quel bambino sarebbe diventata impossibile. Tutti avrebbero preteso un pezzettino di lui per risolvere i loro problemi.
“Fammi una promessa” – gli disse mettendogli una mano sulla spalla – “Non svelare mai a nessuno quello che mi hai appena detto.”
Il bimbo annuì, le sorrise dolcemente e uscì dall’ufficio.
Il giorno successivo la preside decise di contattare i genitori del bambino, ma il telefono squillò a vuoto. Il bambino non si presentò più in classe e all’indirizzo di domicilio in possesso della scuola i condomini dissero di non aver mai sentito parlare nè di lui nè della sua famiglia.
Come se non fosse mai esistito.
Solo parecchio tempo dopo scoprì che in tante città in varie parti del mondo si narra di un bambino che conosceva tutte le riposte: in molti si riferivano a lui come ‘Il figlio della Luna’.
[IL FIGLIO DELLA LUNA – Giulia e papà Gianni, 2023]
