L’apparenza inganna

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Camilla e Giulia stavano dormendo nel loro lettino, quando un boato improvviso le svegliò. Aprirono gli occhi e videro tutto tremare: i quadri cadevano dalle pareti e i giochi lasciati colpevolmente sul pavimento sbattevano da una parte e l’altra della stanza.

Non fecero neppure in tempo a capire cosa stesse accadendo che mamma e papà le avevano già prese in braccio e portate, ancora frastornate, nel cortile.

Non avevano mai vissuto un terremoto in tutta la loro vita e fu spaventoso. E ancora più spaventoso fu vedere una grossa crepa tagliare in due la casa dove, fino a pochi minuti prima, dormivano indisturbate.

La terra smise di tremare, ma non potendo rientrare nella loro abitazione trovarono riparo nell’unico albergo del paese.

“Staremo qui finché la nostra casa non sarà a posto” – disse il papà rimboccando le coperte alle bambine ancora in pigiama. Erano ancora spaventate, ma stremate si addormentarono velocemente.

La mattina dopo, a colazione, avevano addosso gli occhi di tutti. La notizia di quanto accaduto durante la notte si era sparsa velocemente; c’era chi si avvicinava per scambiare due parole e far loro un buffetto, chi si diceva dispiaciuto e anche chi offriva aiuto. E poi c’era lui: uno strano cameriere, altissimo, dall’aspetto lugubre e con una strana bocca all’ingiù che lo rendeva incapace di sorridere.

Aveva portato del latte caldo senza neppure guardarle in faccia. A Camilla e Giulia faceva paura. “Che antipatico quel cameriere!” – si dicevano tra loro –“tutti ci trattano bene e lui invece…”

In realtà, dopo aver mostrato iniziale interesse per quella famiglia sfortunata, tutti sparirono e le bambine, non avendo niente da fare, si annoiavano tantissimo.

Quello stesso pomeriggio qualcuno bussò alla porta della loro stanza. Aprirono la porta ma dall’altra parte non c’era nessuno; per terra, tuttavia, c’erano due coppette di gelato alla pesca. Camilla e Giulia si guardarono intorno ma non scorsero anima viva. “Papà, hai ordinato tu i gelati?” – “No” – rispose lui distrattamente.

“Che strano! Vabbè, mangiamolo…”

Quel gelato era squisito e rallegrò loro la giornata. Il pomeriggio successivo la storia si ripeté: qualcuno bussò alla porta…le bimbe si precipitarono ad aprire ma ancora una volta non scorsero nessuno, a parte altre due coppe di gelato alla pesca.

Che mistero!

Ora le bimbe erano veramente incuriosite e decisero di scoprire a ogni costo chi fosse il misterioso donatore di gelato. La sera, a tavola, passarono in rassegna uno per uno gli altri ospiti dell’albergo.

“Per me è la signora con il cagnolino. Ha l’aspetto molto dolce ed è stata la prima a parlare con noi” – suggerì Camilla.
“Secondo me invece è stata quella coppia di anziani turisti che parla sempre con papà e mamma la sera. Sono molto cordiali” – propose Giulia.

C’erano circa venticinque persone in sala e Camilla e Giulia si divertirono a fare una classifica, dal più al meno probabile. In ultima posizione c’era quel cameriere scontroso con la faccia sempre triste e arrabbiata che dopo tre giorni non aveva ancora rivolto loro la parola.

“Ho un’idea” – disse Camilla –“Domani ci nasconderemo nel corridoio e così scopriremo chi è il misterioso benefattore”.

E fecero proprio così: individuarono un posto fantastico dal quale si vedeva la porta della loro stanza e si appostarono in silenzio. Poi, sentirono un rumore di passi che si avvicinavano.

“Scccccccc” – disse Giulia con un dito davanti alla bocca.

La misteriosa figura gli passò di fianco senza accorgersi di loro e si incamminò sul corridoio. Camilla alzò la testa per sbirciare e gli vide la schiena, lunga e diritta, e l’incedere incerto per la grande altezza.

“È solo il cameriere che fa il giro delle camere” – disse a Giulia –“…ma, aspetta un attimo!”

Il losco figuro si fermò proprio davanti alla loro stanza, si guardò in giro, tirò fuori le due coppe di gelato e le posizionò davanti alla porta. Busso e subito accelerò il passo, dileguandosi in una porta di servizio.

“Non ci posso credere…è il cameriere!” – esclamò Giulia esterrefatta.
“L’apparenza inganna” – riconobbe Camilla.

Quella sera stessa furono loro a cambiare l’atteggiamento nei confronti del cameriere e quando si avvicinò al tavolo per portare l’acqua lo accolsero con un sorriso e un caloroso saluto. Il cameriere rispose al saluto, senza cambiare espressione.

Dopo cena, mentre guardavano la televisione nel salotto comune, lo videro passare e decisero di andare di persona a ringraziarlo.

“Lo sappiamo che sei tu a portarci il gelato” – esordì Giulia. Lui non rispose.
“Perché sei sempre arrabbiato?” – gli chiese Camilla.

A quel punto il cameriere decise finalmente di parlare, e lo fece con una strana voce. Solo in quel momento capirono che la sua ‘bocca in giù’ non era un’espressione, ma un difetto fisico.

“Io non sono mai arrabbiato, è la mia bocca il problema. Non si muove mai, neppure quando parlo e quando sorrido. Le persone credono che io sia cattivo e mi evitano”.

“L’apparenza inganna. Sei una bellissima persona!” – lo rincuorò Camilla abbracciandolo – “Grazie per il gelato e anche per la divertente caccia al benefattore!”

Questa volta, guardandolo bene, le bimbe videro il sorriso del cameriere: non dalla bocca, ma dagli occhi.

[L’APPARENZA INGANNA – Camilla, Giulia e papà Gianni, 2023]

Pubblicato da papà Gianni

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