
Un giorno a scuola, durante l’intervallo, Camilla attirò l’attenzione delle sue amiche: “Guardate cosa ho qui!”. Le bimbe si avvicinarono incuriosite e Camilla aprì la mano, mostrando un piccolo seme.
“Wow! Dove l’hai preso?” – chiese Giulia con gli occhi spalancati.
“L’ho trovato dentro la mela che ho mangiato a merenda! Perché non lo piantiamo?”
Era un’idea magnifica! Le bambine scavarono una piccola buca in un angolo del giardino e ci misero dentro il seme. Poi chiusero bene la buca e innaffiarono la terra. Per evitare che qualcuno calpestasse il terreno presero dei sassi e li misero tutto intorno a protezione. Giulia prese un pezzo di carta e scrisse: “Qui c’è un melo” e Camilla attaccò il foglio a un bastoncino con un po’ di scotch.
Le bimbe erano entusiaste e giorno dopo giorno, a ogni intervallo, andavano in giardino ad annaffiare il terreno e a controllare se spuntava qualcosa. Ma i giorni passavano e, purtroppo, non cresceva nulla. Finché la scuola finì.
Giulia era molto triste – “Tutta questa fatica per niente!” – pensò sconsolata guardando il giardino per l’ultima volta.
Passarono tanti anni e Giulia era diventata una mamma: per Gioia, la sua piccolina, era il primo giorno di scuola. Giulia non riuscì a trattenere le lacrime vedendo Gioia, con il suo zainetto, varcare quell’ingresso che lei, tanti anni prima, aveva oltrepassato tante volte.
Poche ore dopo era ancora lì per riprenderla. Gioia uscì e in mano aveva qualcosa di rosso. Diede un morso e poi un altro, mangiando con gusto.
“Cosa mangi Gioia?”
“Ciao mamma” – rispose la piccola – “Sto mangiando la mela più buona del mondo! Nella scuola c’è un albero magnifico pieno di mele dolci e succose e la maestra ce ne ha data una a testa”.
Giulia abbracciò sua figlia sorridendo e poi, tutto d’un tratto, le venne un dubbio.
“Dove si trova quell’albero esattamente?”
“Nell’angolo del giardino” – disse Gioia continuando a masticare.
Giulia non seppe resistere alla curiosità – “Vieni con me” – disse a Gioia prendendola per mano e incamminandosi verso il giardino.
Tutto era esattamente come se lo ricordava. Il prato, verde e curato, con le grandi porte finestre delle classi che vi si affacciavano. Ma in un angolo, dove una volta non c’era nulla, c’era un grandissimo melo rigoglioso, con i rami pieni di frutti rossi e tondi.
Giulia si emozionò, era la seconda volta quel giorno. Si avvicinò e diede una carezza all’albero, che sembrava volesse parlarle. In quel momento una mela si staccò da un ramo e le cadde in una mano. Giulia la addentò ed era sul serio la mela più buona che lei avesse mai mangiato.
Poi guardò in basso e non credette ai propri occhi. Per terra qualcuno aveva posizionato una scatola di metallo con il coperchio di vetro, al cui interno c’era un biglietto ormai sbiadito.
‘Qui c’è un melo’.
Riconobbe a fatica la propria calligrafia da bambina.
“Perché piangi mamma?” – chiese Gioia.
“Perché sono felice amore mio.”
E le due tornarono a casa.
E mentre Gioia raccontava filo per segno ogni singolo momento di quel primo giorno di scuola, la mamma pensava che non bisogna mai arrendersi, perché talvolta l’amore, l’impegno e la fatica danno frutti solo dopo molto, molto tempo.
[L’ALBERO DI MELE – storia di Giulia, papà Gianni, 2023]
